MUSIGRAMMA
Intervalli

Un intervallo è una distanza. Sul disco diventa una linea che si guarda

Seconda, terza, quinta, tritono: ogni intervallo è una linea fra due dei dodici pioli. Si impara guardandola, non contando i semitoni sulle dita.

Un intervallo è una distanza, e sul disco è una linea

Un intervallo è la distanza fra due note, e si misura in semitoni: il passo più piccolo della musica occidentale, quello fra due tasti vicini del pianoforte, bianchi o neri che siano. Do e Do♯ distano un semitono, Do e Re due, Do e Sol sette.

Sul disco di Musigramma le dodici note sono dodici pioli in cerchio, a un semitono l'uno dall'altro. Così un intervallo diventa una cosa che si vede: la linea che unisce due pioli. Più la distanza cresce, più la linea si allunga, fino a metà giro; poi torna ad accorciarsi, perché il cerchio si richiude sull'ottava.

Collegando Do a ogni altro piolo si ottengono undici linee: tutti gli intervalli dentro un'ottava in una figura sola, tranne l'unisono e l'ottava stessa, che cadono sul piolo di partenza. Nell'app è la vista d'insieme del capitolo sugli intervalli.

Gli undici intervalli che partono da Do: la raggiera della modalità Catena dell'app. Il Do è a ore 12 e l'«1» dell'anello degli intervalli è su Do: per gli intervalli app e manuale partono dalla stessa posizione, e ogni linea finisce sotto l'etichetta del suo intervallo. Nell'app le linee cambiano colore a rotazione; qui sono ciano, il colore che queste pagine usano per un intervallo, tranne il diametro del tritono, in giallo come su tutte le pagine.

Giusti, maggiori, minori: la qualità si legge sull'anello

Il nome di un intervallo ha due parti: un numero e una qualità. Il numero dice quanti nomi di nota conti dalla prima all'ultima, comprese tutte e due: seconda, terza, quarta. La qualità dice quale delle versioni possibili hai davanti.

Unisono, quarta, quinta e ottava sono giusti: ne esiste una sola versione normale, e la quarta e la quinta, alzate o abbassate di un semitono, diventano aumentate o diminuite. Seconde, terze, seste e settime vengono invece in coppia, la maggiore e la minore, che ha un semitono in meno. Do–Mi è una terza maggiore, quattro semitoni; Do–Mi♭ una terza minore, tre.

Fra la quarta giusta e la quinta giusta resta un piolo solo, a sei semitoni da Do: il tritono, che non è né maggiore né minore. È una quarta aumentata o una quinta diminuita, secondo come lo scrivi. Intervalli aumentati e diminuiti esistono anche sugli altri numeri, e l'ultima sezione ne mostra uno; ma da Do, sui dodici pioli, il tritono è l'unico che non ha anche un nome giusto, maggiore o minore.

Sul disco la classificazione è già scritta. Con l'«1» su Do, l'anello degli intervalli dà ai maggiori e ai giusti il numero semplice, 2, 3, 4, 5, 6 e 7, e ai minori il numero con la b davanti: b2, b3, b6, b7. Il contrario però non vale: sull'anello compaiono anche b4, b5 e bb7, che sono intervalli diminuiti.

Giustiquarta e quinta · 5 e 7 semitoni

Giusti, maggiori, minori e il tritono, tutti da Do, con l'«1» su Do a ore 12. Le linee ciano sono gli intervalli; quella gialla è il tritono, che queste pagine segnano sempre in giallo. Sotto il tritono l'anello porta due etichette, b5 e #4: sono i suoi due nomi.

Il tritono taglia il disco a metà

Sei semitoni sono esattamente metà dell'ottava. Sul disco vuol dire una cosa sola: la linea da Do a Fa♯ passa per il centro. È un diametro, e nessun altro intervallo lo è.

Il nome viene dalla sua forma più tipica, la quarta aumentata: tre toni interi, come Fa–Sol–La–Si, cioè sei semitoni. Si scrive in due modi. Do–Fa♯ è una quarta aumentata, perché conta quattro nomi: Do, Re, Mi, Fa. Do–Sol♭ è una quinta diminuita, perché ne conta cinque. Il piolo è lo stesso; quale dei due nomi usare lo decide il contesto, cioè la tonalità e la funzione della nota. Come regola pratica, il Fa♯ tende a salire verso il Sol e il Sol♭ a scendere verso il Fa.

È anche l'unico intervallo che, rivoltato, resta di sei semitoni, perché sei più sei fa dodici: cambia solo il nome, e la quarta aumentata diventa una quinta diminuita. Girando l'anello degli intervalli di mezzo giro, l'«1» passa da Do a Fa♯, e Do cade di nuovo sotto b5 e #4.

Ed è il motivo per cui conta tanto in armonia. Dentro Do maggiore c'è un tritono solo, Fa–Si, e sta nella settima di dominante, Sol–Si–Re–Fa: è la tensione che spinge Sol7 a risolvere su Do.

Do–Fa♯: sei semitoni, il diametro del disco. L'«1» è su Do, a ore 12, e il piolo opposto, a ore 6, porta sull'anello degli intervalli due etichette, b5 e #4: quinta diminuita e quarta aumentata, lo stesso suono con due nomi.

Il rivolto è la stessa linea, letta dall'altra parte

Rivoltare un intervallo vuol dire portare la nota più bassa un'ottava sopra. Do–Mi, terza maggiore, diventa Mi–Do: una sesta minore.

Sul disco non c'è niente da ridisegnare. Le due note sono gli stessi due pioli, e la linea che li unisce è la stessa: cambia solo l'estremo da cui cominci a leggere. Salendo, cioè girando in senso orario, da Do a Mi ci sono quattro semitoni; da Mi a Do ce ne sono otto. Quattro più otto fa dodici, il giro completo.

Negli intervalli semplici i rivolti seguono tre regole fisse. La prima si vede sul disco: i semitoni sommano sempre a dodici. La seconda viene dal conteggio dei nomi, in cui la nota comune si conta due volte: i numeri sommano sempre a nove, quindi una terza diventa una sesta, una seconda una settima, una quarta una quinta. Infine la qualità si scambia: la maggiore diventa minore, la giusta resta giusta, l'aumentata diventa diminuita.

Da Do a Miterza maggiore · 4 semitoni

Due letture della stessa linea Do–Mi. Con l'«1» su Do, a ore 12, Mi cade sotto l'etichetta 3: terza maggiore. Girando l'anello finché l'«1» arriva su Mi, a ore 4, è Do a cadere sotto b6: sesta minore. La linea non si è mossa.

Il numero si conta sui nomi delle note, non sui semitoni

Se bastassero i semitoni, ogni piolo avrebbe un nome solo. Non è così. Il numero di un intervallo si ottiene contando i nomi delle note, compresi il primo e l'ultimo: Do, Re, Mi sono tre nomi, quindi da Do a Mi c'è una terza, che il Mi sia naturale o bemolle.

Da Do a Mi♭ ci sono tre semitoni, ed è una terza minore. Da Do a Re♯ ci sono ancora tre semitoni, stesso piolo, stesso tasto sul pianoforte: ma Do e Re sono due nomi, ed è una seconda aumentata. Stessa distanza, nome diverso, perché il nome dice anche quale nota stai scrivendo.

Non è una pignoleria. La seconda aumentata è la distanza caratteristica della scala minore armonica, fra il sesto e il settimo grado: chiamarla terza minore vorrebbe dire scrivere il Sol♯ di La minore armonica come La♭, con due note che si chiamano La e nessuna che si chiama Sol.

Una linea sola, da Do al piolo a ore 3, con l'«1» su Do. Su quel piolo il disco scrive due note, D# ed Eb, e l'anello degli intervalli due nomi, #2 e b3: Do–Re♯ è una seconda aumentata, Do–Mi♭ una terza minore.

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Sul dispositivo, l'intervallo si legge girando un anello

Sul dispositivo, l'intervallo si legge girando un anello

I dodici pioli sono gli stessi del disco. Metti l'«1» sulla nota di partenza e l'anello degli intervalli mostra, sotto ogni altra nota, il nome dell'intervallo, o i due nomi possibili quando lo stesso piolo ne ha due: lo stesso gesto per qualunque intervallo, da qualunque nota.

Foto concettuale del metodo, in attesa di fotografia di prodotto dedicata del dispositivo fisico.

Domande frequenti

Quanti sono gli intervalli musicali?

Da zero a dodici semitoni, cioè dall'unisono all'ottava, le distanze possibili sono tredici: sul disco dodici pioli più il ritorno al punto di partenza. I nomi però sono di più, perché la stessa distanza può averne due: sei semitoni sono una quarta aumentata o una quinta diminuita, tre semitoni una terza minore o una seconda aumentata.

Che differenza c'è fra un intervallo giusto e uno maggiore?

Giusti sono unisono, quarta, quinta e ottava: ne esiste una sola versione normale, e la quarta e la quinta, spostate di un semitono, diventano aumentate o diminuite. Seconde, terze, seste e settime hanno invece due versioni normali, maggiore e minore, a un semitono di distanza. Non è una gerarchia: giusto non vuol dire migliore, vuol dire che non ha la coppia.

Perché il tritono si chiama così?

Perché la sua forma più tipica, la quarta aumentata, è fatta di tre toni interi: Fa–Sol, Sol–La, La–Si. Tre toni sono sei semitoni, metà dell'ottava, ed è per questo che sul disco il tritono è un diametro. Scritto come quinta diminuita, Si–Fa, è fatto invece di due toni e due semitoni: stessa distanza, altri nomi.

Cosa sono gli intervalli composti?

Sono gli intervalli più larghi di un'ottava. La nona è un'ottava più una seconda, la decima un'ottava più una terza, l'undicesima un'ottava più una quarta, la tredicesima un'ottava più una sesta. Per tornare all'intervallo semplice si toglie sette dal numero: 9 − 7 = 2. Sul disco finiscono sullo stesso piolo del loro intervallo semplice, perché il cerchio si richiude a ogni ottava.

Come si trova il rivolto di un intervallo senza fare conti?

Due regole. Il numero diventa quello che manca per arrivare a nove, e la qualità si scambia: maggiore con minore, aumentata con diminuita, mentre la giusta resta giusta. Terza maggiore diventa sesta minore, quarta giusta diventa quinta giusta, seconda minore diventa settima maggiore. Sul disco è ancora più semplice: è la stessa linea, letta dall'altro estremo.

Intervalli

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