La progressione di Pachelbel: otto accordi, voci che si muovono appena
Il giro del Canone sul disco di Musigramma, in Do e nell'originale in Re: cinque accordi della scala, spesso una nota ferma, tre cadenze nascoste e nessun tritono.
Otto accordi, sempre gli stessi
La progressione di Pachelbel prende il nome dal Canone in Re di Johann Pachelbel, compositore tedesco del barocco (1653–1706). Sopra, tre violini suonano in canone; sotto, il basso continuo ripete per tutto il brano le stesse otto note, un basso ostinato, e su ognuna c'è un accordo.
In Do maggiore gli accordi sono Do, Sol, La minore, Mi minore, Fa, Do, Fa, Sol: in gradi, I, V, VI, III, IV, I, IV, V. Poi si ricomincia.
Sono tutte triadi della scala, senza settime e senza alterazioni: cinque dei sette accordi che si ottengono armonizzando la scala di Do maggiore.
1 · DoI grado · 1 · 3 · 5
Gli otto accordi del giro dentro l'eptagono di Do maggiore, con l'«1» sulla fondamentale e l'anello dei gradi fermo con il I su Do. Ogni triangolo ha il colore del suo grado: rosso il I, verde il V, arancione il VI, magenta il III, bianco il IV.
Spesso una nota ferma, le altre quasi sempre di un passo
Da un accordo al successivo le voci si muovono pochissimo. In cinque passaggi su otto una nota resta ferma; negli altri tre nessuna. Nella condotta delle voci mostrata qui quasi tutte si muovono di un semitono o di un tono: l'unica eccezione è il Fa che scende al Re fra il IV e il V, di una terza minore.
Dentro il giro ci sono gesti già visti nelle cadenze. Il passaggio da Sol a La minore ha il gesto della cadenza d'inganno: il Si sale al Do come in una cadenza perfetta, ma l'arrivo è il VI invece del I. Quello da Fa a Do è come una plagale: il Do resta, il Fa scende al Mi, il La al Sol.
Fra il Mi minore e il Fa non c'è nessuna nota in comune, ma due voci si muovono di un semitono, il Mi al Fa e il Si al Do, e la terza di un tono, il Sol al La.
Do – Solpassaggi 1→2 e 8→1 · Sol fermo
I sei incontri diversi del giro, con l'«1» su Do a ore 12: due coppie tornano due volte, in un verso e nell'altro, con le stesse linee. I pioli viola sono le note che restano, le linee ciano le voci che si muovono. Nessuna linea gialla, il colore del tritono: nessun accordo del giro lo contiene.
Nessun tritono
Il giro usa cinque dei sette accordi della scala: mancano il II e il VII. E il VII, il Si diminuito, è l'unico che contiene il tritono della scala, Si–Fa.
Il Si e il Fa ci sono, ma mai nello stesso accordo: il Si sta nel Sol e nel Mi minore, il Fa solo nel Fa. Senza settime e senza il VII, il tritono non compare mai.
È uno dei motivi per cui il giro si può ripetere a lungo: non c'è una tensione forte da sciogliere. Gli ultimi due accordi, Fa e Sol, con il Do da cui il giro riparte, formano IV–V–I, la cadenza composta, cioè la perfetta preparata dal IV, qui senza settima.
I cinque accordi del giro insieme, con l'«1» su Do a ore 12: rosso il I, verde il V, arancione il VI, magenta il III, bianco il IV. Toccano tutti e sette i pioli della scala, ma nessun triangolo unisce il Si, a ore 11, e il Fa, a ore 5.
Nella tonalità originale, Re maggiore
Pachelbel scrisse il Canone in Re maggiore: Re, La, Si minore, Fa♯ minore, Sol, Re, Sol, La.
Sul disco cambiare tonalità vuol dire girare tutto il disegno: da Do a Re sono due pioli. Restano identici le forme, il numero di note comuni e l'ampiezza dei passi; cambiano solo i nomi delle note.
In DoDo, Sol, La m, Mi m, Fa
Lo stesso disegno in Do e in Re. Nella seconda scheda tutto è girato di due pioli: l'«1» e il I dell'anello dei gradi sono sul Re, a ore 2, e ogni triangolo tiene il colore del suo grado.
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Sul dispositivo, il giro è un elastico che cambia poco
Da un accordo al successivo si spostano due o tre vertici, quasi sempre di uno o due pioli. Fra Do e Sol, per esempio, il Sol resta dov'è, il Do va sul Si e il Mi sul Re.
Foto concettuale del metodo, in attesa di fotografia di prodotto dedicata del dispositivo fisico.
Domande frequenti
Quali sono gli accordi della progressione di Pachelbel?
In Do maggiore: Do, Sol, La minore, Mi minore, Fa, Do, Fa, Sol, cioè I, V, VI, III, IV, I, IV, V. Nell'originale, in Re maggiore: Re, La, Si minore, Fa♯ minore, Sol, Re, Sol, La.
Perché suona così familiare?
Perché la stessa sequenza, o la sua prima parte, torna in moltissime canzoni pop. E perché è fatta di accordi vicini fra loro: i passaggi tengono spesso una nota ferma, muovono le voci di poco e non portano mai un tritono da sciogliere.
Che differenza c'è con il giro pop I–V–VI–IV?
Il giro pop è Do, Sol, La minore, Fa: i primi tre accordi sono gli stessi della progressione di Pachelbel. Rispetto al giro pop, Pachelbel ha in più il Mi minore fra il La minore e il Fa, poi prosegue con Do, Fa e Sol: otto accordi invece di quattro, e il Sol finale torna al Do con un passaggio V–I, che al giro pop manca. In ordine storico è il contrario: il Canone viene circa tre secoli prima.
C'è una cadenza nella progressione di Pachelbel?
Più di una. Il passaggio dal Sol al La minore ha il gesto della cadenza d'inganno, quello dal Fa al Do della plagale. E il Fa e il Sol finali, con il Do da cui il giro riparte, formano IV–V–I, la cadenza composta: il ritorno dal Sol al Do è un V–I.
Come si suona in un'altra tonalità?
Si gira tutto il disegno sul nuovo I. In Sol maggiore, per esempio: Sol, Re, Mi minore, Si minore, Do, Sol, Do, Re.
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