MUSIGRAMMA
Progressioni e Cadenze

Una cadenza è il modo in cui la musica dice «fine». O finge di dirlo

Perfetta, plagale, d'inganno, sospesa, evitata: cinque modi di chiudere una frase, o di lasciarla aperta. Sul disco si vede quale nota si muove, e di quanto.

Il percorso di base: casa, via, tensione, casa

Una cadenza è il passaggio da un accordo all'altro alla fine di una frase: il punto in cui la musica si ferma, o finge di farlo. Il percorso più semplice attraversa le tre funzioni in ordine, I, IV, V e di nuovo I. Il manuale lo chiama cadenza naturale; molti testi chiamano cadenza composta la sua parte finale, IV, V, I.

In Do maggiore sono Do, Fa, Sol e Do. Tre accordi maggiori, lo stesso triangolo spostato: a cambiare non è la forma, è la funzione. Riposo, movimento, tensione, ritorno.

Le cadenze con un nome usano gli stessi accordi. Alcune sono pezzi di questo percorso, come il V che va al I o la frase che si ferma sul V. Altre lo deviano: il IV che torna al I saltando il V, il V che invece del I va sul VI.

I · partenzaTonica · Do, Mi e Sol

Il percorso I, IV, V, I in Do maggiore, con l'«1» su Do a ore 12. Su queste pagine ogni triangolo ha il colore del grado della sua fondamentale: rosso il I, bianco il IV, verde il V.

La cadenza perfetta: dalla Dominante a casa

La chiusura più forte è il passaggio dal V al I: il basso va dal Sol al Do, e la sensibile, il Si, sale di un semitono alla tonica. Con il V7 diventa ancora più decisa: Sol, Si, Re, Fa, che va su Do, Mi, Sol.

Dentro il Sol7 c'è un tritono, Si–Fa, che rinforza la chiusura. Il Si sale al Do, il Fa, la settima, scende di un semitono al Mi, il Re di solito scende al Do. Il Sol sta in tutti e due gli accordi e può restare fermo in una voce superiore. Due note si muovono di mezzo tono in direzioni opposte, e il tritono si scioglie su Do e Mi.

Nella terminologia italiana si parla di cadenza perfetta quando i due accordi sono allo stato fondamentale e la tonica sta nella voce più acuta; altrimenti si dice imperfetta. Il disco mostra le note, non la loro disposizione, quindi questa differenza non la vede: quello che mostra è dove va ogni nota.

Sol7Dominante · il tritono Si–Fa

Il Sol7 e il suo arrivo su Do, con l'«1» su Do a ore 12. La corda gialla è il tritono Si–Fa; il triangolo rosso è il Do, colorato come il I grado nell'app. Le linee ciano sono i passi delle voci: Si–Do e Fa–Mi di un semitono, Re–Do di un tono. Il Sol, in viola, è la nota comune.

La plagale: una chiusura morbida

La plagale va dal IV al I: Fa, La, Do, poi Do, Mi, Sol. È la cadenza dell'«Amen» che chiude molti inni.

Non c'è la sensibile e non c'è il tritono. Il Do resta fermo, perché sta in tutti e due gli accordi; il Fa scende di un semitono al Mi, il La di un tono al Sol. Anche il Fa che scende al Mi ha una sua tendenza, ma è più debole: senza tritono e senza sensibile la chiusura è morbida, meno definitiva della perfetta.

Per questo la si sente spesso in coda, dopo che la frase ha già chiuso con una perfetta: un secondo arrivo, più quieto.

Fa maggiore e Do maggiore sovrapposti, con l'«1» su Do a ore 12. Nessuna corda gialla: qui il tritono non c'è. Le linee ciano sono i due passi, Fa–Mi di un semitono e La–Sol di un tono; il Do, in viola, è la nota comune.

D'inganno: stesso gesto, altro arrivo

La cadenza d'inganno parte come la perfetta: Sol7, con il suo tritono. Il Si sale al Do e il Fa scende al Mi, come prima. Ma il Sol non resta fermo: sale di un tono al La. E al posto di Do maggiore arriva La minore: La, Do, Mi.

Funziona perché La minore ha due note su tre in comune con Do maggiore, proprio il Do e il Mi su cui il tritono si è risolto. L'orecchio riconosce casa, ma sotto c'è un'altra fondamentale, il La, che il tritono non annunciava: è l'inganno.

Di solito l'accordo d'arrivo è il VI, ma vale per qualunque accordo diverso dal I. Si usa per allungare una frase: la chiusura è rimandata, e spesso arriva poco dopo con una perfetta vera.

Il Sol7 e il suo arrivo su La minore, con l'«1» su Do a ore 12. Il tritono giallo e i passi Si–Do, Fa–Mi e Re–Do sono gli stessi della perfetta. Cambiano due cose: il triangolo d'arrivo, arancione, quello del VI grado, e il Sol, che non resta ma sale al La.

Sospesa ed evitata: quando la frase non chiude

La sospesa è una frase che si ferma sul V, da qualunque accordo ci arrivi. Il manuale parte dal I e arriva sul Sol7, che rende la sospensione ancora più evidente; nella scrittura classica ci si ferma di solito sulla triade di Sol. Il Do scende al Si, il Mi sale al Fa, il Sol resta e il Re si aggiunge: il tritono non si scioglie, si forma. La frase resta in tensione, come una domanda, ed è tipica della fine di una prima frase che aspetta la risposta.

L'evitata è più sottile. Il Fa scende al Mi come nella perfetta, ma il Si, invece di salire, scende di un semitono al Si♭: il tritono Si–Fa scivola di mezzo tono su Si♭–Mi, e l'accordo d'arrivo è Do7, un altro accordo di settima di dominante. La tensione non si scarica, cambia indirizzo: il Do7 è la dominante del Fa, il IV grado. Il manuale usa questo nome; nei testi italiani la definizione non è uniforme, e c'è chi chiama evitata la cadenza d'inganno.

È il meccanismo delle catene di dominanti: un accordo di settima di dominante può scivolare su un altro invece di chiudere, e la musica tocca altre tonalità. Un solo passaggio come questo, però, di solito resta in Do.

Sospesa · Do → Sol7il tritono si forma all'arrivo

Due modi di non chiudere, con l'«1» su Do a ore 12. Nella sospesa la corda gialla del tritono compare all'arrivo, e le linee ciano sono i passi Do–Si e Mi–Fa. Nell'evitata le corde gialle sono due, il tritono Si–Fa del Sol7 e quello nuovo, Si♭–Mi, che attraversa in diagonale il quadrilatero rosso del Do7; le linee ciano mostrano come ci si arriva, Si–Si♭ e Fa–Mi, un semitono ciascuno. Il Do7 ha il colore del I grado, come ogni accordo costruito sul Do.

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Sul dispositivo, una cadenza è una figura che diventa un'altra

Sul dispositivo, una cadenza è una figura che diventa un'altra

Dal quadrilatero del Sol7 al triangolo di Do: il Si e il Fa si spostano di un semitono, il Re scende al Do e il Sol resta dov'è. Sotto le dita la risoluzione è un gesto piccolo e preciso.

Foto concettuale del metodo, in attesa di fotografia di prodotto dedicata del dispositivo fisico.

Domande frequenti

Quante sono le cadenze?

Le principali sono la perfetta, dal V al I, con la sua variante imperfetta; la plagale, dal IV al I; la cadenza d'inganno, dal V a un accordo diverso dal I, quasi sempre il VI; la sospesa, che si ferma sul V. Il manuale aggiunge l'evitata, da un accordo di settima di dominante a un altro. I trattati usano varianti e nomi diversi, ma lo scheletro è questo.

Che differenza c'è fra cadenza perfetta e plagale?

La perfetta arriva dal V: la sensibile sale alla tonica e, con il V7, si scioglie anche il tritono. La plagale arriva dal IV, non ha né tritono né sensibile, e chiude in modo più morbido.

Cos'è il giro pop I–V–VI–IV?

È la progressione Do, Sol, La minore, Fa, che torna in moltissime canzoni. Dentro ci sono due passaggi già visti: dal V al VI, come nella cadenza d'inganno, e dal IV al I, la plagale, quando il giro ricomincia. Manca il passaggio dal V al I, ed è per questo che il giro tende a ripartire invece di chiudere, anche se molti brani finiscono proprio sul I dopo il IV.

Perché la sensibile «deve» salire alla tonica?

È una tendenza, non una legge fisica. La sensibile è l'unico grado della scala a un semitono sotto la tonica, e l'orecchio abituato alla musica tonale si aspetta di sentirla arrivare lì. Nell'armonia scolastica, nelle voci esterne la sua risoluzione è di fatto una regola; in una voce interna può anche scendere alla quinta, il Sol. Con il V7 la tendenza è più forte, perché la sensibile fa parte del tritono.

Le cadenze funzionano anche in minore?

Sì. Per la perfetta serve la sensibile: in Do minore la scala naturale ha il Si♭, a un tono dal Do, e per chiudere lo si alza a Si naturale, come nella minore armonica. La plagale invece non ne ha bisogno, e dal IV al I funziona anche nella minore naturale.

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