Tre accordi della stessa forma, tre ruoli diversi: le funzioni armoniche
Do, Fa e Sol maggiore sono lo stesso triangolo, girato. Eppure il primo è casa, il secondo si allontana e il terzo spinge a tornare: la differenza non è nella forma, è nel ruolo.
Tre accordi bastano per tutta la scala
In Do maggiore tre accordi contengono tutte e sette le note della scala: Do maggiore (Do, Mi e Sol), Fa maggiore (Fa, La e Do) e Sol maggiore (Sol, Si e Re). Sono gli accordi costruiti sul I, sul IV e sul V grado, e si chiamano accordi principali.
Sul disco sono tre triangoli identici, solo girati: stessa forma, perché sono tutti e tre accordi maggiori. Messi insieme toccano sette pioli, e sono esattamente i pioli della scala.
È il primo indizio che la qualità di un accordo, maggiore o minore, da sola non dice cosa fa. Il I, il IV e il V hanno la stessa forma e fanno tre mestieri diversi: quel mestiere si chiama funzione.
I · Do maggioreTonica · Do, Mi e Sol
I tre accordi principali di Do maggiore, con l'«1» su Do a ore 12. Su queste pagine ogni triangolo ha il colore del grado della sua fondamentale: rosso il I, bianco il IV, verde il V. L'ultima scheda li mette insieme: sette pioli, la scala intera.
Due metà uguali, e un tono in mezzo
Perché proprio quei tre gradi? La ragione è la quinta: il IV sta una quinta sotto il I, il V una quinta sopra. La scala lo mostra anche in un altro modo. Do maggiore si divide in due metà di quattro note, Do, Re, Mi, Fa e Sol, La, Si, Do: si chiamano tetracordi, e hanno la stessa struttura, tono, tono, semitono.
Fra le due metà c'è un tono intero, da Fa a Sol: il tono di separazione, che nei trattati si chiama tono disgiuntivo. Il I apre il primo tetracordo, il IV lo chiude, il V apre il secondo. I tre accordi principali stanno sui punti cardine della scala.
Sul disco i due tetracordi sono la stessa figura girata di sette pioli: il secondo è il primo spostato di una quinta. È la stessa quinta che separa il V dal I, e il I dal IV.
I due tetracordi di Do maggiore, con l'«1» su Do a ore 12: Do, Re, Mi, Fa in ciano, Sol, La, Si, Do in magenta. Stessa forma, girata di sette pioli. Fra il Fa, a ore 5, e il Sol, a ore 7, resta il tono di separazione.
Riposo, movimento, tensione
La funzione di un accordo è il suo ruolo nella frase. La Tonica è il riposo: è casa, ed è dove una frase può finire. La Sottodominante è il movimento: si allontana da casa, di solito per preparare la Dominante, ma può anche tornare direttamente al I, come nella cadenza plagale. La Dominante è la tensione: chiede di tornare.
Buona parte della tensione della Dominante viene da una nota precisa, la sensibile. È il settimo grado, il Si in Do maggiore, e sta dentro l'accordo di Sol. Dista un solo semitono dalla tonica, e l'orecchio la sente tirare verso il Do.
Sul disco la si vede: il Si è il piolo subito prima del Do, a ore 11. Nessun'altra nota dell'accordo di Dominante è così vicina alla tonica. Aggiungendo il Fa, la settima, l'accordo diventa Sol7: Si e Fa formano un tritono, che si risolve per moto contrario su Do e Mi. La chiusura dal V al I funziona già con la triade; con il Sol7 diventa ancora più decisa, ed è l'argomento delle cadenze.
L'accordo di Sol, il V, con l'«1» su Do a ore 12. La linea ciano è il semitono fra il Si, a ore 11, e il Do: la sensibile e la tonica, la distanza più corta che ci sia sul disco.
Chi può sostituire chi: le note in comune
Gli altri quattro accordi della scala, II, III, VI e VII, si raggruppano attorno ai tre principali. Il criterio del manuale sono le note in comune: un accordo che ne condivide due su tre con un principale ne è un parente stretto, e spesso può prenderne il posto. I trattati classici ragionano in termini di accordi relativi, ma per II, VI e VII il risultato è lo stesso.
Per due di loro non ci sono dubbi. Il II, Re minore, ha due note in comune con il IV, Fa e La, e nessuna con il I: è Sottodominante. Il VII, Si diminuito, ne ha due con il V, Re e Si, e contiene la sensibile: è Dominante. Anzi, è Sol7 senza il Sol, con dentro tutto il tritono Si–Fa.
III e VI sono più ambigui, ed è bene saperlo. Il VI, La minore, condivide Do e Mi con il I, ma anche Do e La con il IV. Il III, Mi minore, condivide Mi e Sol con il I, ma anche Sol e Si con il V, e il Si è proprio la sensibile. Per il VI la scelta più diffusa è la Tonica: è l'accordo su cui atterra la cadenza d'inganno. Per il III le scuole si dividono: il manuale lo mette in Tonica, come buona parte della didattica moderna, ma c'è chi lo lega alla Dominante, e dopo il V non suona come un arrivo. In una progressione vera tutti e due possono cambiare gruppo secondo cosa li circonda.
II e IVSottodominante · in comune Fa e La
Coppie di accordi, con l'«1» su Do a ore 12 e ogni triangolo nel colore del suo grado. I pioli viola sono le note in comune, segnate come le segna l'app quando due accordi le condividono; nella scheda VII e V è viola anche il triangolo del VII, perché è il colore del settimo grado. Le ultime due schede mostrano perché III e VI sono ambigui: hanno due note in comune anche con un secondo accordo principale.
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Sul dispositivo, le funzioni sono un triangolo che si sposta
Lo stesso triangolo maggiore, spostato sui pioli del I, del IV e del V: sotto le dita la forma non cambia, cambia il posto rispetto all'«1». È lì che si sente la funzione.
Foto concettuale del metodo, in attesa di fotografia di prodotto dedicata del dispositivo fisico.
Domande frequenti
Quali sono le tre funzioni armoniche?
Tonica, Sottodominante e Dominante. In Do maggiore corrispondono agli accordi di Do, Fa e Sol, cioè al I, al IV e al V grado. La Tonica è il riposo, la Sottodominante il movimento che allontana da casa, la Dominante la tensione che chiede di tornare.
Perché si chiama sottodominante?
Non perché stia sotto la dominante, anche se il IV grado è proprio lì. Si chiama così perché sta una quinta sotto la tonica, come la dominante sta una quinta sopra: Fa è sette semitoni sotto il Do, Sol sette sopra. Sul disco Sol è a sette pioli dal Do in senso orario e Fa a sette pioli in senso antiorario: finiscono a ore 7 e a ore 5, simmetrici rispetto all'asse verticale.
Un accordo minore può avere funzione di tonica?
Sì. La funzione non dipende solo dalla qualità: in La minore la tonica è un accordo minore, e in Do maggiore il VI, La minore, può prendere il posto del I perché ne condivide due note su tre. È quello che succede nella cadenza d'inganno.
Le funzioni cambiano in tonalità minore?
Le funzioni restano tre, ma cambiano gli accordi. Nella minore naturale di La il V è Mi minore, Mi, Sol, Si, e il Sol dista un tono dal La: manca la sensibile, e la Dominante tira poco. Per questo la minore armonica alza il Sol a Sol♯: l'accordo diventa Mi maggiore e il Sol♯ diventa sensibile, a un semitono dalla tonica.
Cos'è la cadenza d'inganno?
È la chiusa di una frase che arriva sulla Dominante, fa aspettare il I e atterra invece sul VI. In Do maggiore: Sol, poi La minore invece di Do. Funziona perché il VI condivide due note su tre con il I: l'orecchio riconosce casa, ma con un'altra luce.
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