MUSIGRAMMA
Progressioni

II–V–I: tre accordi, due note che restano e due che scendono

La progressione simbolo del jazz sul disco di Musigramma: da dove viene, come si muovono le voci, perché il Do maj7 chiude in modo meno netto della triade e come funziona la sostituzione di tritono.

Tre accordi di settima, tutti dalla scala di Do

Il II–V–I è una progressione di tre accordi costruiti sul II, sul V e sul I grado della scala. Nel jazz si suona quasi sempre con le settime: in Do maggiore sono Re m7, Sol7 e Do maj7, gli stessi che escono armonizzando la scala con quattro note per grado.

Nel jazz è una delle progressioni più usate, e molti standard sono costruiti concatenando II–V–I in tonalità diverse.

Le fondamentali scendono di quinta due volte di seguito, Re, Sol, Do: sono due passi lungo il circolo delle quinte, in direzione della tonica.

Re m7II grado · 1 · b3 · 5 · b7

Re m7, Sol7 e Do maj7 dentro l'eptagono di Do maggiore, ognuno con l'«1» sulla sua fondamentale: Re a ore 2, Sol a ore 7, Do a ore 12. L'anello dei gradi resta fermo con il I su Do. Oro il II, verde il V, rosso il I; nel Sol7 la linea gialla è il tritono Si–Fa, l'unico della progressione in questa forma.

Il II al posto del IV

Il II–V–I viene dalla cadenza IV–V–I. Il Re m7 contiene tutte e tre le note del IV, Fa, La e Do, ed è nella sua stessa famiglia, la Sottodominante.

Quando prima del V si mette il IV, o un suo sostituto, la cadenza si chiama composta: il passaggio in più aumenta la spinta verso la tonica.

Il jazz preferisce il II perché si collega meglio al V. Dal II al V la fondamentale scende di quinta, dal IV al V sale solo di un tono. E le note in comune crescono: fra le triadi di Fa e di Sol non ce n'è nessuna, fra Re minore e Sol una, il Re; con le settime, fra Fa maj7 e Sol7 una, il Fa, fra Re m7 e Sol7 due, Re e Fa.

Re m7 in oro e Fa maggiore in bianco, con l'«1» sul Re, a ore 2. I tre pioli viola sono le note in comune, Fa, La e Do, sotto b3, 5 e b7 del Re m7. Il quarto vertice, il Re, è la nota che il IV non ha.

Dal II al V: due note ferme, due che scendono

Re m7 è Re, Fa, La, Do; Sol7 è Sol, Si, Re, Fa. Re e Fa restano dove sono. Il La scende di un tono al Sol, il Do di un semitono al Si.

Il Fa è la terza del Re m7 e diventa la settima del Sol7; il Do è la settima del Re m7 e, scendendo, diventa la terza del Sol7. Terze e settime sono le note che più caratterizzano un accordo, e nel jazz si chiamano voci guida: nel II–V–I si passano il testimone.

Nel Sol7 compare il tritono Si–Fa, l'unico della progressione in questa forma: è la tensione che il passaggio al I deve sciogliere.

Re m7 in oro e Sol7 in verde, con l'«1» su Do a ore 12. I pioli viola, Re a ore 2 e Fa a ore 5, sono le note in comune. Le linee ciano sono le due voci che scendono: Do–Si, un semitono, e La–Sol, un tono. La linea gialla è il tritono Si–Fa del Sol7.

Dal V al I: la sensibile resta ferma

Nella cadenza perfetta Sol7–Do il tritono si scioglie in due direzioni: il Si, la sensibile, sale al Do, e il Fa scende al Mi.

Nel II–V–I con il Do maj7 il Si non si muove: resta dov'è e diventa la settima maggiore dell'accordo d'arrivo. Scendono il Fa, al Mi, e il Re, al Do; il Sol resta. Di nuovo due note ferme e due che scendono, e di nuovo la terza che diventa settima e la settima che, scendendo di un semitono, diventa terza.

È una risoluzione atipica: il Fa scende, il Si resta, e l'accordo d'arrivo tiene dentro la sensibile. Per questo il Do maj7 suona come un arrivo morbido, meno conclusivo della triade.

Cadenza perfettaSol7 → Do · il Si sale

Sol7 in verde e, in rosso, l'accordo d'arrivo, con l'«1» su Do a ore 12. Nella cadenza perfetta le linee ciano sono tre, Si–Do, Fa–Mi e Re–Do, e la nota ferma è il Sol. Nel II–V–I anche il Si, a ore 11, è viola: resta, insieme al Sol, e le linee ciano sono Fa–Mi e Re–Do. In tutte e due la linea gialla è il tritono Si–Fa.

La sostituzione di tritono

Un accordo di settima di dominante con la quinta diminuita, come Sol7♭5, cioè Sol, Si, Re♭, Fa, sul disco è un rettangolo: lati di quattro, due, quattro e due semitoni, e due diagonali che sono due tritoni, Sol–Re♭ e Si–Fa.

Letto partendo dal Re♭ dà la stessa formula, 1, 3, b5, b7: è Re♭7♭5, con il Sol scritto La♭♭ e il Si scritto Do♭. Stessi quattro suoni, due nomi: sono accordi omologhi, cioè enarmonicamente uguali, e le loro fondamentali distano un tritono.

Nel II–V–I si può abbassare la quinta del V, da Sol7 a Sol7♭5, e leggerlo dal Re♭: Re m7, Re♭7♭5, Do maj7. È il sostituto di tritono del V. Rispetto al Sol7 cambia solo il Re, che diventa Re♭, e il basso scende di un semitono alla volta, Re, Re♭, Do.

Sol7♭51 · 3 · b5 · b7

Lo stesso rettangolo con l'«1» su due pioli opposti: Sol, a ore 7, e Re♭, a ore 1. In tutti e due i casi le etichette sotto gli altri vertici sono 3, b5 e b7: la formula non cambia, cambia il nome. Sull'anello dei gradi, fermo su Do, il piolo del Re♭ porta I# IIb: è il II abbassato. Le due linee gialle sono i tritoni Sol–Re♭ e Si–Fa. Il rettangolo resta verde, il colore del V, perché è lo stesso accordo e fa lo stesso lavoro.

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Sul dispositivo, ogni passaggio del II–V–I richiede due mosse

Sul dispositivo, ogni passaggio del II–V–I richiede due mosse

Si tende l'elastico sui quattro pioli del Re m7, poi si spostano solo i due vertici che cambiano: il Do sul Si, il La sul Sol. È il Sol7. Per arrivare al Do maj7 si spostano il Fa sul Mi e il Re sul Do. Ogni passaggio richiede due mosse, di uno o due pioli, e due vertici restano dove sono.

Foto concettuale del metodo, in attesa di fotografia di prodotto dedicata del dispositivo fisico.

Domande frequenti

Che cos'è il II–V–I?

Una progressione di tre accordi costruiti sul II, sul V e sul I grado di una tonalità. Nella forma base sono triadi; nel jazz si suona quasi sempre con le settime, e in Do maggiore è Re m7, Sol7, Do maj7. È la cadenza composta IV–V–I con il II al posto del IV.

Perché nel jazz si usa così tanto?

Perché è la cadenza composta dell'armonia tonale in una forma che scorre: a ogni passaggio due note restano e due scendono per grado congiunto, di tono o di semitono, e le fondamentali scendono di quinta. Concatenando II–V–I in tonalità diverse si costruiscono interi giri armonici.

Come funziona il II–V–I in minore?

In Do minore diventa Re semidiminuito, Sol7, Do minore. Il II, sulla minore armonica come sulla naturale, ha la quinta diminuita: Re, Fa, La♭, Do, e il tritono Re–La♭ c'è già lì. Il V è, come in maggiore, un accordo di settima di dominante, grazie al Si della minore armonica.

Che cos'è la sostituzione di tritono?

Lo scambio fra due accordi di dominante le cui fondamentali distano un tritono. Nella forma più comune nel jazz si mette Re♭7 al posto di Sol7: i due accordi hanno in comune il tritono Si–Fa, che nel Re♭7 si scrive Fa–Do♭. Con la quinta diminuita, Sol7♭5 e Re♭7♭5, la coincidenza è totale: stessi quattro suoni, accordi omologhi.

Che differenza c'è fra II–V–I e cadenza perfetta?

La cadenza perfetta è il passaggio dal V al I, con i due accordi in stato fondamentale. Il II–V–I la prepara con il II, ed è quindi una cadenza composta. Nella versione jazz, con il Do maj7, cambia anche l'arrivo: la sensibile non sale al Do ma resta, come settima maggiore.

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